22.11.63 di Stephen King

221163

22.11.63 la copertina del libro

E’ una storia fuori dallo stile di Stephen King: quindi non è un horror. Ed è una splendida ucronìa: cioè il racconto è basato sulla premessa che la storia umana che conosciamo si evolverà in modo diverso. Tra i romanzi ucronici celeberrimi c’è La svastica sul sole di Philip Dick e Complotto contro l’America di Philip Roth. Ma non divago.

22.11.63 narra la storia di Jake Epping, un professore d’inglese. Questo professore ha un amico, Al, che – moribondo – gli svela un passaggio temporale.

Questo passaggio lo riporta indietro nel tempo.

Il romanzo, dunque, racconta questo attraversamento. Senza fare spoiler posso solo dire che la data 22.11.63 è la data della morte di J.F. Kennedy. E il Presidente c’entra in questo romanzo, c’entra eccome.

«Eccoci», disse Al. La sua voce suonò meno roca. Le sue parole erano levigate e piene di soddisfazione. «L’hai trovato, compare.»
Ma cosa avevo trovato? Cos’era che stavo provando, esattamente? La forza dell’autosuggestione sembrava la risposta più plausibile, perché, qualunque fosse la mia sensazione, il piede era lì sul pavimento, lo vedevo. Solo che…
Avete presente quando, in una giornata luminosa, uno chiude gli occhi e vede l’immagine postuma di quel che stava guardando? Era la stessa sensazione. Quando guardavo il piede, lo vedevo sul pavimento. Ma quando battevo le ciglia, un millisecondo prima o un millisecondo dopo aver chiuso gli occhi coglievo un’immagine del piede su un gradino di legno. E non era nella luce fioca di una lampada da sessanta watt: era illuminato dal sole.
Rimasi pietrificato.
«Vai avanti», disse Al. «Non ti accadrà niente di male compare. Vai avanti.»
Tossì forte, poi, in una sorta di ringhio disperato: «Ho bisogno che tu lo faccia!»
E io lo feci.
Che Dio mi aiuti, io lo feci.

Stephen_King

Il maestro, naturalmente

King stimola la riflessione sul tempo, sul suo utilizzo. Nell’altro mondo, quello passato, il protagonista sa cos’accadrà. E il suo giudizio cambia, la sua percezione del tempo è diversa, la sua consapevolezza è dettata dalla conoscenza del futuro. Lui sa cosa accadrà e sa che è in grado di fare qualcosa. Come Marty McFly in “Ritorno al futuro”: quando viaggia nel passato, fa di tutto per modificare gli eventi. King, nel suo libro, ha le stesse esigenze . Ma mentre in “Ritorno al futuro” la trama è più semplicistica, in questo romanzo il protagonista si chiede quanto possa influire la sua azione sul corso degli eventi in generale, non solo sulla sua minuscola storia.

Ma i dialoghi, cavolo, i dialoghi nel romanzo sono l’eccellenza, il grande vero ritmo di tutta la storia:

Quando uscii dal bagno, sul juke-box Ferlin Husky aveva rimpiazzato Conway Twitty, e Senza Bretelle non c’era più. Andai dal barista e dissi: «Quando sono entrato, c’era un tizio seduto a quel tavolo. Chi è?»
Alzò gli occhi dal cruciverba: «Io non ho visto nessuno».
Presi il portafogli, tirai fuori cinque dollari con la faccia del bravo Abramo, posandoli sul bancone, accanto a un sottobicchiere della birra Narragansett. «Il nome.»
Intrattenne una silenziosa conversazione con se stesso, diede un’occhiata al vaso delle mance (accanto a quello delle uova in salamoia), vide che c’era solo un triste nichelino, e lesto incamerò i cinque dollari. «Era Bill Turcotte.»
Per me, quel nome non voleva dire nulla. Forse nemmeno il tavolo vuoto voleva dire nulla, eppure… Posai sul bancone il fratello gemello di Lincoln. «È entrato qui per tenermi d’occhio?» Se la risposta fosse stata sì, significava che mi stava seguendo. E forse non soltanto quel giorno, ma per quale motivo?
Stavolta il barista respinse la banconota. «Io so solo che viene qui per farsi una birra, e anche più di una.»
«E allora perché se n’è andato senza ordinare?»
«Forse ha guardato nel portafogli e ci ha visto solo la tessera della biblioteca. Non ho mica la sfera di cristallo. Be’, adesso che hai fatto puzzare di merda il mio bagno, o ordini qualcosa tu, oppure te ne vai.»
«Puzzava già abbastanza quando sono entrato, amico mio.»
Non un granché, come battuta di commiato, ma era il meglio che potessi fare in quelle condizioni. Uscii, mi fermai sul marciapiede e mi guardai intorno, in cerca di Turcotte. Di lui non c’era traccia, ma Norbert Keene mi guardava dalla vetrata del suo negozio, le mani dietro la schiena. Non sorrideva più.

Vorrei infine aggiungere che c’è un espediente, nella trama, che fa reggere tutto il romanzo dal punto di vista scientifico. Cioè voglio dire che quando si parla di viaggi temporali è molto difficile rendere credibile la storia, perché sappiamo che – nella teoria del caos – l’effetto butterfly può causare stravolgimenti negli eventi. Quindi, come può il protagonista andare avanti e indietro nel tempo, senza alterare continuamente gli eventi?

Buona lettura.


Il podcast “Ep. 5– 22.11.63, Stephen King” su Spreaker.

Se ti piace Youtube, ecco il canale “Letterando” con tutti i podcast.

Se, invece, sei un twitteriano inacidito e indefesso, questo è l’account Twitter di Letterando.

Il libro “22.11.63” su Amazon (questo è un link di affiliazione: se acquisti il libro da questo link, racimolerò qualche euro in bonus per acquistare altri maledetti libri):https://amzn.to/2SGFoxf

 

2 pensieri su “22.11.63 di Stephen King

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.